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LUCRARE DE LICENTA ENGLEZA - ITALIANA - La forma passiva in italiano, Diateza pasiva in limba italiana

LUCRARE DE LICENTA ENGLEZA - ITALIANA - La forma passiva in italiano, Diateza pasiva in limba italiana



UNIVERSITATEA DIN CRAIOVA

FACULTATEA DE LITERE

SECTIA ENGLEZA - ITALIANA

LUCRARE  DE  LICENTA

La forma passiva in italiano


Diateza pasiva in limba italiana

PREMESSA

La diatesi o forma o voce esprime il rapporto in cui si trova il verbo con il soggetto o con il complemento oggetto. Il verbo è di forma attiva quando il soggetto coincide con l’agente dell’azione, cioè compie l’azione espressa del verbo. Il verbo è di forma passiva quando l’agente non è il soggetto, ma il complemento d’agente, se si tratta di un essere animato, o il complemento di causa efficiente, se si tratta di un essere inanimato (entrambi introdotti dalla preposizione da).

Ho scelto questo tema come soggetto di dibattito perché nell’ambito delle lingue romanze la lingua italiana e la lingua romena hanno molti caratteri simili, ma in quanto alla forma passiva, la lingua italiana sviluppa delle forme più ampie e diverse al confronto con la lingua romena.

In linea generale, l’analisi di questo problema sarà articolata in sei capitoli.

Il primo capitolo sarà un’analisi delle caratteristiche della costruzione passiva (l’origine della parola e ciò che definisce la forma passiva in italiano: la costruzione passiva con i verbi transitivi e intransitivi, la presenza del complemento d’agente o di causa efficiente, il passaggio dalla forma attiva alla forma passiva).

Il secondo capitolo sarà un’analisi delle funzioni e dell’uso della costruzione passiva.

Il terzo capitolo  sarà una presentazione delle forme analitiche della diatesi passiva   (veranno presentate le forme analitiche con venire e andare).

Il quarto capitolo presenterà un’analisi più ampia della voce passiva. Saranno studiati: l’uso degli ausiliari essere, venire e andare, la forma passiva e il si passivante, il passivo con i verbi intransitivi e il passivo impresonale ed altri ausiliari del passivo.

Il quinto capitolo presenterà le frasi che non hanno un corispondente passivo: i verbi indicanti relazione, le espressioni idiomatiche, le proposizioni completive come complemento oggetto.

Il sesto capitolo esponerà le modalità di traduzione delle forme della diatesi passiva della lingua italiana alla lingua romena.

1. Le caratteristiche della costruzione passiva

L’apparizione delle forme verbali composte e degli ausiliari temporali è una caratteristica del tardo latino1. Si tratta di un processo lungo e complesso che ha alla base un complicato concorso di cause sintattiche, la tendenza analitica della lingua popolare e anche il logoramento delle  desinenze in seguito a sviluppi fonetici.

Le perifrasi verbali sono nate dalle necessità di distinguere formalmente i significati (perfetto), di unificare l’espressione ed evitare possibili confusioni (futuro), di eliminare differenze troppo sottili, delicate, nonché per completare la simetria delle forme (passivo). Una di queste perifrasi è anche la costruzione passiva. Il termine passivo deriva dal tardo latino passivu(m), un aggettivo che presenta la radice del verbo parti partire, subire e che significa “che partisce”, “che subisce”. La forma passiva, infatti è la forma del verbo che presenta l`azione come subita dal soggetto.

Per costruzione passiva si intende una struttura in cui il complemento oggetto di un verbo transitivo assume le funzioni di soggetto, mentre il soggetto del verbo scompare o diventa un complemento preposizionale (complemento d’agente o complemento di causa efficiente), la forma verbale stessa viene sostituita con una forma composta di un ausiliare (essere, venire, andare) e dal participio passato del verbo stesso.

Dubois (Grammaire struturale du français: Le verbe, Paris, 1967) riferendosi al francese, ha definito il passivo come “una transformazione della frase attiva effettuata attraverso un’inversione dell’ordine dei due sintagmi nominali che vengono retti dal sintagma verbale”. Lo Cascio2 considera che “la frase attiva e la corrispondente passiva sono due strutture sinonimiche” (si parla di sinonimia se c’è equivalenza di contenuto e differenziazione formale; mentre due unità sono omonimi se c’è identità formale, ma differenza di funzioni e, quindi, differenza semantica). Lo stesso linguista parla dell’esistenza di due condizioni minime che bisognerà soddisfare perché una frase abbia valore passivo:

   a) Condizione di tipo semantico: il sintagma nominale che funziona da soggetto grammaticale non coinciderà con il sintagma nominale che ha funzione di soggetto agente (tradizionalmente soggetto logico).

b) Condizione di tipo formale: nella frase passiva non troveremo mai la presenza di un sintagma nominale con funzione grammaticale di oggetto retto dal sintagma verbale senza coordinatore.

Secondo la grammatica tradizionale in una frase passiva si possono avere due tipi di soggetto: il soggetto grammaticale (il soggetto formale della frase, cioè l’elemento sintattico di riferimento del predicato) e il soggetto logico (l’agente reale dell’azione), rappresentato dal complemento d’agente o complemento di causa efficiente. Rifendosi  al soggetto grammaticale, Lorenzo Renzi afferma che il soggetto, oltre che in posizione postverbale, può trovarsi in posizione preverbale:

            I due ufficiali furono degradati.

Il soggetto preverbale può essere collegato al ne partitivo:

            Ne sono trovati molti.

e può precedere una frase completiva:

            Furono persuasi alcuni studenti a seguire la lezione.

o un complemento indicante il possessore:

            Fu capovolta la barca a Pieto.

Un critico riflessivo o reciproco non può riferirsi al soggetto di una frase passiva:

            *Le madri si furono presentate.

Inoltre i participi passati dei verbi transitivi, quando sono usati attributivamente o assolutamente, hanno sempre significato passivo.

Il soggetto delle frasi passive conserva quindi le proprietà del complemento oggetto della corispondente frase attiva, eccetto il fatto che non ha il caso Accusativo. In più esso assume le proprietà tipiche dei soggetti (caso Nominativo, accordo con il verbo, possibilità di posizione postverbale).

Oltre il soggetto grammaticale nelle frasi passive c’è anche il soggetto logico rappresentato dal complemento d’agente (per esprimere gli esseri animati) o il complemento di causa efficiente (per esprimere gli esseri inanimati). Non è un elemento obbligatorio della frase passiva ed è introdotto dalla preposizione da.

In altri costruzioni di solito di significato passivo, invece di da si usa da parte di:

Da parte di molti si auspica un miglioramento della rete di biblioteche pubbliche.

e nelle nominalizzazioni:

            La conquista di Buda da parte dei Turchi.

Da parte di è però possibile anche nelle frasi a costruzione passiva e pure, nelle frasi attive:

            Ti porto questi fiori da parti di Maria.

In quest’ultimo caso però, più che l’aggente viene indicato l’origine (rappresentato da una persona), il mittente.

Quando il complemente d’agente o di causa efficiente non sono espressi si ha la forma passiva assoluta.

In quanto altre situazioni, Vicenzo Lo Cascio3 osserva che sono delle strutture che, secondo la grammatica tradizionale non sono passive, ma che hanno invece espresso un sintagma nominale con funzione d`agente, come per esempio nelle frasi:

            Mi hanno fatto chiamare dal suo dipendente.

            Ho ricevuto da lui più di milla lire.

            Ho avuto da lui due raccomandazioni.

Lo Cascio osserva che ci sono molte costruzioni riconosciutte passivi dalla grammatica tradizionale che non hanno espresso il complemento d`agente:

La questione non può essere lasciata alla magistratura, non può essere messo in discussione il principio della legge uguale per tutti i cittadini.

         Quell’ufficiale verrà decorato al valore militare.

            Verrai avvertito, non ti preoccupare!

            Questo compito dovrà essere rifatto!

Quando il complemento d’agente o di causa efficiente non sono espressi si ha la forma passiva assoluta.

Lorenzo Renzi parla anche dei “nomi passivi”4 quando l’argomento che funge da soggetto del verbo attivo corrispondente viene introdotto dalla locuzione preposizionale da parte di che svolge all’interno degli sintagmi nominali la stessa funzione svolta nella struttura frasale passiva, e, se l’oggetto del verbo attivo può essere espresso con un pronome posesivo.

La costruzione passiva è possibile con tutti i verbi transitivi, con tutti i verbi che reggono un complemento oggetto con poche eccezioni, che sono costituite da alcuni verbi transitivi il cui soggetto non abbia il ruolo di “agente” o di “ esperiente” come avere (il cui soggetto ha ruolo di “termine”), contenere (il cui soggetto indica un “luogo”), concernere, riguardare, preoccupare, sorprendere (con i quali il soggetto ha il ruolo di “oggetto”)5.

Ma se il complemento oggetto del verbo transitivo è costituito da una preposizione completiva (pronominalizzabile con lo) il passivo in genere è possibile: se abbiamo una completiva di modo finito il passivo è possibile quasi sempre, la completiva di solito rimane in posizione postverbale:

            Hanno annunciato che il treno avrà del ritardo.

            È stato annunciato che il treno avrà del ritardo.

La posizione postverbale è possibile se nella frase è nuovo il verbo o un altro elemento dopo il verbo6.

            Che il treno avrà del ritardo è stato annunciato con l`altoparlante.

Se l’oggetto diretto del verbo transitivo è costituito da una proposizione infinitiva il passivo è possibile solo se il controllore del soggetto non espresso dell’infinitiva è  l’oggetto indiretto:

            Ho detto a Luigi di partire.

            A Luigi è stato detto di partire.

ma non se è il soggetto:

            Luca ha preferito partire.

            *È stato preferito di partire (da Luca).

Anche le frasi che contengono un’infinitiva a ristrutturazione possono essere usate al passato, ma è il verbo all’infinito che assumme la forma passiva:

            Questa finestra deve essere dipinta.

            *Questa finestra è dovuta dipingere.

Solo con i verbi cominciare, iniziare, finire e terminare il verbo reggente può assumere, nello stile letterario, la forma passiva:

            Il palazzo fu cominciato a costruire/cominció a essere costruito nel 1700.

Il passivo è invece possibile nella costruzione con il verbo fare:

            Questi studi erano fatti leggere a tutti.

La forma passiva costruita con venire è possibile anche nel caso in cui il soggetto è rappresentato dal «si» impersonale7.

            A fare il bene spesso si viene ricompensati con male.

La costruzione passiva è possibile non solamente con i verbi transitivi, ma anche con i verbi intransitivi come: dire, procedere, sospirare, ma non con i verbi inaccusativi (cioè con i verbi il cui soggetto, quando si trova in posizione postverbale, è caratterizzato da una parte dalle tipiche proprietà sintattiche che sono tipiche dei complement oggetti)8.

Sospirato fu molto dalle donne per li, vari casi, della bella donna: ma chi sa che cagione moveva que sospiri?     

                                    (Giovanni Boccaccio, Decameron, II. 8,  p. 110)

I verbi intransitivi più disponibili alla passività sono quelli che hanno la proprietà di possedere un oggetto interno: “ma tra la disponibilità alla passività e l’oggetto interno non si vede posta una relazione tale che la presenza dell’uno determini (o garantisca) l’altra”9.

Nella lingua standard la costruzione è limitata a pochi verbi, ma in alcuni varianti centro-meridionali essa è più diffusa, come era nella lingua antica10.

Anche la perifrasi formata da avere e da un participio passato può rendere un senso passivo e in questo caso, il participio passato concorda con l’oggetto di avere11.

Se non vi fossero tanti Gesuiti, pensò il Principe che dalla voce del prete aveva avuto interotti presagi dolcissimi.

                                    (G. Tomasi di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 25)

Al  basso della scalinata le autorità si cogedarono e la Principessa che aveva avuto bisbigliate le disposizione durante la cerimonia invitò a pranzo per quella sera il Sindaco, l’Arciprete e il Notaio.

                                                       (Ibidem,  p. 76)

Nella costruzione passiva la forma composta del verbo può essere formata con i tre ausiliari: essere, venire, andare che non sono sempre intercambiabili tra loro.

Marcelo Sensini osserva che nel passaggio da una frase attiva a una frase passiva il verbo assume la forma passiva, il complemento oggetto diventa soggetto e il soggetto diventa complemento d’agente o di causa efficiente, preceduto dalla preposizione da:

            Il medico visitò il malato.

            Il malato fu visitato dal medico.

Non possono passare dalla forma attiva alla forma passiva i verbi transitivi usati in senso assoluto o intransitivamente, cioè senza complemento d’agente. Infatti se manca il complemento d’oggetto nella costruzione attiva è impossibile dare un soggetto alla costruzione passiva che risulterebbe perciò priva di significato:

            Elena mangia. / * è mangiato da Elena.

A maggior ragione non può essere costruito in forma passiva un verbo intransitivo, cioè un verbo indicante un’azione che riguarda e coinvolge solo il soggetto stesso e che non “passa” su un complemento oggetto. Può invece passare dalla forma attiva a quella passiva una frase in cui non sia espresso il soggetto. In tal caso nella forma passiva non sarà espresso il complemento d’agente o di causa efficiente.

            Pubblicheranno il mio articolo. /  Il mio articolo sarà pubblicato.

Il passaggio attivo-passivo è reversibile: tutti i verbi in forma passiva possono essere trasformati in forma attiva. Nel passaggio dalla forma passiva a quella attiva il soggetto diventa complemento oggetto e il complemento d’agente diventa soggetto:

            Il rapinatore fu bloccato dal poliziotto.

            Il poliziotto bloccò il rapinatore.

Se nella frase passiva non è espresso il complemento d’agente nella corrispondente frase attiva non sarà espresso il soggetto e il verbo sarà per lo più alla terza persona purale:

            Un telegramma è stato recapitato.

            Hanno recapitato un telegramma.

Quando una frase con il verbo di forma attiva viene trasformata in una frase con lo stesso verbo in forma passiva, il significato delle frasi non cambia. Di fatto, come afferma la linguistica moderna, nella trasformazione dall’attivo al passivo muta la cosidetta “struttura superficiale” della frase e non la sua “struttura profonda”.

Il passaggio dalla forma attiva alla forma passiva ha una rilevanza stilistico-espressiva. La forma attiva proprio perchè evidenzia chi compie l’azione e particolarmente adatta a indicare la partecipazione di chi parla o di chi scrive ai fatti narrati. Invece la forma passiva sottolinea maggiormente l’azione ed è più adatta per presentare il futuro in sé, con un certo distacco cronachistico, non per niente, la forma passiva è usata spesso, per di più con l’ellisi del verbo essere nei titoli dei giornali:

            Seqestrati dalla polizia deici chili di eroina.

Un problema controverso è rappresentato anche dai tempi verbali della forma passiva. Essere, uno dei ausiliari della forma passiva,  può essere usato in tutti i tempi e i modi del verbo, eccetto il trapassato remoto dell’indicativo con il quale è impossibile costruire  la forma passiva:

            *fui stato aiutato, * fosti stato aiutato

L’uso del trapassato remoto comporta l’indicazione di un limite interno, nel senso che in momento di riferimento, cioè l’intervallo di tempo anteriore al quale il processo si è svolto e nel quale il risultato del processo medesimo è tuttora considerato attuale, si colloca per lo più immediatamente dopo l’istante terminale dell’avvenimento indicato dal trapassato12. L’ausiliare essere appartiene alla categoria dei verbi stativi (cioè dei verbi che indicano qualità permanenti del soggetto o stati di fatto non modificabili) e sempre privo di trapassato, non potendo indicare uno stato tipico del passivo. Il compito del trapassato può essere realizzato anche con il passato remoto passivo:

            Quando la tavola fu sparecchiata, Luigi restò a lungo soprappensiero.

equivale dunque a:

            Quando ebbero  sparecchiato la tavola, Luigi restò a lungo soprappensiero.

L’ausiliare venire non può apparire nei tempi composti del verbo. Invece l`ausiliare andare è usato nei tempi e nei modi verbali secondo il suo valore di “puro passivo” o l’idea di “opportunità, dovere, necessità”. Il generico valore passivo si presenta soprattutto nei tempi composti13 (eccetto il trapassato remoto dell’indicativo) e dell’infinito, ma non esclude l’impiego dei tempi imperfettivi:

            Vorrei avere tutti i soldi che vanno spessi malamente.

            (vengono spesi, sono spesi, si spendono)

Nell’esempio seguente si esprime il senso di “puro passivo”, in cui viene adoperato l’imperfetto, ma nel senso “narrativo”, ossia in una accezione fondamentalmente perfettiva14.

            E così, quel triste giorno, la vecchia casa andava demolita.

                                                (veniva, finiva demolita)

Il valore di “puro passivo” si incontra anche se c’è certezza o condizione, come avviene in ogni «periodo ipotetico»:

            Quanti documenti andrebbero persi se non si facesse attenzione.  

“Andare + participio passato” con valore di “neccessità” è ammesso con tutti i verbi, ma solo nei tempi semplici (eccetto il passato remoto):

            Questo pacco andrà recapitato prima di sera. 

(dovrà essere recapitato)

            Il libro andava consegnato a Luigi, non a Francesco.

                                    (doveva essere consegnato)

    Lorenzo Renzi considera che anche l’avverbio nel passivo15 può fare dei problemi. Lui afferma che gli avverbi di maniera si combinano con il verbo non solo nelle frasi attive ma anche in quelle passive. In questo secondo caso, gli avverbi di azione attribuiscono una qualità non più al soggetto, ma al complemento d`agente:

            La lettera è stata enfaticamente letta / letta enfaticamente dall’attore.

                              (l`attore è stato enfatico nel leggerla)

Questo è possibile solo se l’avverbio è intorno al predicato.

Fenomeni paralleli si hanno con altri costituenti con funzione di avverbi di predicato: per esempio nel caso delle proposizioni gerundive e infinitive il cui soggetto non espresso è controllato dal soggetto della frase subordinata:

            Paola ha fatto questo lavoro noiosissimo sorridendo.

            Giovanna pronunciò queste parole nel congedarsi.

Quando la frase subordinata è al passivo, il controllore può essere il complemento d’agente:        

Questo lavoro noiosissimo è stato fatto da Paola sorridendo.

            Queste parole furono pronunciate da Giovanna nel congedarsi.

2. Le funzioni e  l’uso della costruzione passiva

La costruzione passiva ha due proprietà essenziali: da una parte in essa il complemento d’oggetto assume la funzione di soggetto sintattico e come ogni soggetto sintattico può quindi essere fatto “soggetto della predicazione”16. L’altra condizione si riferisce al fatto che il soggetto viene eliminato o appare sotto la forma di un complemento preposizionale, in genere in posizione finale. Queste due proprietà determinano la varietà degli usi della costruzione passiva.

Così la costruzione passiva si usa quando non si può o non si vuole esprimere il soggetto, o perchè è sconosciuto:

            Mi è stato rubato il portafoglio.

o perchè è di per sé evidente, o inessenziale:

            Mi è stato detto che sei stato bocciato.

o perchè si desidera tenerlo nascosto:

            Mi è stato promesso  che sarei assunto nonostante la crisi.

o per modestia:

In questo lavoro è avanzata una precisa ipotesi sulla struttura della frase semplice.

La costruzione passiva  può servire per presentare come nuovo l’agente: la parte nuova in una frase di intonazione normale si trova sempre alla fine della frase, così nella lingua scritta, dove non si può far ricorso a tipi di intonazione marcata, per presentare l’agente come nuovo si può ricorrere alla costruzione passiva:

            L’appendice è stata curata dal dottor Giovanni Appelli.

Il contesto più freqente in cui si hanno esigenze di questo tipo è quello della coordinazione dato che le due proposizioni coordinate tendono ad avere lo stesso soggetto della predicazione.

a)     Il conferenziere si alzò e fu subito applaudito.

Fu trasportato d’urgenza all’ospedale, ma non riprese la conoscenza.

Una proposizione relativa appositiva si comporta da questo punto di vista, in maniera analoga alle frasi coordinate. Così se è relativizzato il complemento d’oggetto, abbiamo spesso la costruzione passiva, ma in particolare se il soggetto è non animato:

b)     La mia casa, che è stata distrutta da un temporale / che un temporale ha distrutto.

Se il soggetto è animato, sono possibili sia la costruzione attiva che la passiva, sia nelle coordinate che nelle relative appositive:

            Giovanni si alzò e fu subito applaudito dal pubblico. / Giovanni si alzò e il pubblico lo applaudì subito.

            Questa attrice, che non è amata dal pubblico. / Questa attrice che il pubblico non ama.

Se il soggetto è un pronome, è chiaramente preferibile la costruzione attiva:

Giovanni si alzò e noi lo applaudiamo. / Giovanni si alzò e fu subito applaudito da noi.

            Questa attrice io non amo. / * Questa attrice che non è amata da me.

Nelle proposizioni relative restritive, la costruzione attiva è possibile anche con un soggetto non animato:

            La casa che un temporale ha distrutto era la mia.

Le condizioni d’uso del passivo, possono combinarsi come in a), dove l’uso come soggetto della predicazione del complemento oggetto si combina con la non espressione dell’agente, o come in b), dove esso si combina con la novità dell’agente.

Nunzio La Fauci osserva che in realtà “la diatesi passiva ha contesti d’uso privilegiati nello scritto e nel parlato formale (ambiti dai quali si trova generalmente escluso il dialetto), mentre molto raramente si fa luce nel parlato informale.”17

3. La creazione delle forme analitiche della forma passiva

La creazione delle forme analitiche che si sostituiscono al passivo sintetico ha una storia complessa. I fattori che presiedono alla sostituzione delle forme sintetiche del passivo con quelle analitiche sono:

a) Il significato stesso del passivo che è in sostanza uno stato, dunque qualcosa di analogo a una qualità determinante (questa viene espressa da sempre mediante il verbo essere e il determinante rispetivo, per cui laudatus est è interpretabile sia come perfetto passivo sia come “aggettivo+presente”).

b) La duplicità del perfetto passivo latino che aveva come il perfetto attivo il duplice valore di passato “effettivo” e di “perfectum” propriamente detto così che l`espressione domus clausa est indicava un fatto, un avvenimento del passato che veniva semplicemente constatato (la casa fu chiusa), oppure serviva a designare un’azione conclusa e lo stato attuale da essa derivante (la casa è attualmente chiusa), in opposizione a claditur che si riferiva all’azione in corso di svolgimento nel presente.

c) Un altro fattore si riferisce al fatto che nella maggior parte la distinzione delle forme attive delle forme del passivo o comunque l’individualità delle forme dipende dalla consonante finale /r/, se questa cadesse una serie di forme passive diventerebbe omofona alle forme attive: portor ~ porto, porter ~ porten18.

In alcune forme la caduta della /r/ della forma passiva basta a creare confosioni. In altri casi, la confusione viene causata da altri cambiamenti fonetici: l’apertura della /b/, intervocalica minaccia di confondere potraberis e portaveris, il passaggio della /i/ finale atona in /e/ annulla l’opposizione fra l’infinito attivo portare e il corrispondente infinito passivo portari, ecc.

Le principali conseguenze dell’evoluzione del passivo dalle forme sintetiche alle forme analitiche sono le seguenti:

1. In opposizione al latino classico che era analitico in una parte delle sue forme e sintetico in altre, adesso tutto il passivo è analitico.

2. Mentre nel tardo latino classico il livello temporale dell’ausiliare e quello di tutta la perifrasi non corrispondono adesso essi corrispondono pienamente.

3. Il passivo è ora analitico in conformità con la tendenza generale del tardo latino ed è inoltre prevedibile per tutti i verbi19.

3.1. Il passivo con venire

Il passivo formato con venire sembra derivi dall’antica perifrasi perfettiva di venire più participio passato (perfettivo) unita a un dativo di persona20. In origine la costruzione è sempre impersonale, ma già nel Boccaccio è stata usata anche con soggetto plurale:

            () ed essendo  già ben due migliaia andato pur del farsetto pregando andandone l’Angiulieri forte per levarsi quella seccaggine dagli orecchi venner veduti di Fortarrigo lavoratori in un campo vecino alla strada dinnanzi all’Angiulieri ()



(Giovanni Boccaccio, Decameron, IX, 5, p. 419)

In una prima fase la perifrasi non sembra conoscere restrizioni per quanto riguarda l’uso dei tempi e dei modi verbali, anzi in quanto sembra utillizabile soprattutto per la prosa narrativa compare spesso con passato remoto, tempo effettivo e perffettivo, con un significato di semplice casualità:

E quello gli venne fatto, per ciò che messer Lotto Gualandi per moglie gli diede una sua figliuola il cui nome era Bartolomea.

                                    (Giovanni Boccaccio, Decameron, II, 10, p. 128)

In questa prima fase la perifrasi si usa con verbi semanticamente perfettivi come: fare, porre, trovare, prendere, togliere (nel senso di prendere) e con certi verbi percipiendi e sentiendi, soprattutto vedere e pensare, che perdono nella frase il loro carattere ingresivo-durativo.

In una fase ulteriore la costruzione verrà usata più spesso al presente se all’imperfetto, tempi indefiniti, in cui la perfettività semantica si traduce in iteratività:

() le quali (le cassette) son si simigliari l’una all’altra, che spesse volte mi vien presa l’una per l’altra ()

(Giovanni Boccaccio, Decameron, VI, 10,  p. 305)

()così incominciaron poi a sopravvenire dalle cagioni per le quali non gli veniva delle sette volte l’una fatto il potervi entrare ()

                                    (Giovanni Boccaccio, Decameron, VIII, 10, p. 403)

Il valore perfettivo è escluso dalle forme del congiuntivo:

() non trovando acun che v’andasse, temette non per isciagura gli venisse smarrita, e così potere andare in perte dove così tosto non troveria da mangiare                                                 (ibidem, I, 7, p. 53)

e a maggior ragione dall’infinito:

() imaginando che, ora che ’l duca non l’era vicino, assai bene gli potrebbe venir fatto il suo piacere, per aver cagior di tornassi ad Atene, si mostrò forte della persona disagiata ()

                                                (Giovanni Boccaccio, Decameron, II, 7, p. 104)

L’estensione dell’impiego della perifrasi da verbi e forme perfettive a verbi e forme che sono invece durative ha come risultato l’obbliterarsi del significato originario di accadimento improvviso e fortuito  della perifrasi e il suo passaggio ad una funzione di espressione del passivo. Parallelmente, il dativo, originalmente unito al verbo sovraordinato, si sposta  a poco a poco, cioè comincia ad essere sentito come riferimento alla forma verbale dipendente: donde il passaggio dal dativo al complemento d’agente.

Quest’uso personale di venire forniva la possibilità di sostituire l’antico italiano settentrionale fier (fieri) nell’espressione del passivo. Accanto a mi viene portato si aveva ormai io vengo portato, egli veniva ucciso21.

Il passivo con venire ha una notevole estensione in italiano perché, rispetto a la porta è chiusa, la porta viene chiusa posiede il vantaggio di una maggior chiarezza.

Nei dialetti il passivo con venire “non pare ancora molto affermato coll’espressione passiva”22.

3.2. Il passivo con andare

Il passivo con andare è più raro degli altri. Il senso primitivo che si può cogliere  in un passo come il segente:

() andatagli la elezione confirmata dal papa, costui si mostrò di non la volere()                                                            

(Franco Sacchetti, Trecentonovelle, CXLIX, 24-26)

si conserva nelle frasi andar perduto, smarrito, distrutto ecc. Il valore di necessità è documentato a partire da Benvenuto Cellini:

() il detto mattone va murato con gli altri nel modo sopradetto ()

                        (Trattato della scultura, 1089)

Secondo Franca Brambilla Ageno, il senso di necessità di andar fatto si sviluppa sembra da riuscir fatto attraverso l’impiego del modello dei tempi e dei modi di aspetto non perfettivo. Marcelo Durante afferma che i valori della costruzione andare+participio  si spiegano con il fatto che “il significato base della costruzione non enuncia propriamente  la necessità, bensì la conformità a un fine, che è condivisa dall’uso pregnante delle locuzioni va, non va. Proiettata sul piano dell’attualità, tale condizione assume naturalmente un senso di necessità o di opportunità; ma se l’evento è collocato nel passato e quindi la finalità ha compiuto il suo corso, la costruzione non può enunciare che il compimento della traiettoria del processo: insomma lo stesso andò carcerato, il manoscritto andò perduto, l`aereo andò distrutto sono costruzioni che si differenzziano del passivo con essere  inquantoche marcano il complimento del processo”.

4. Gli ausiliari della costruzione passiva

La forma composta del verbo nella costruzione passiva può essere formata con i tre ausiliari: essere, venire e andare che non sono sempre intercambiabili tra loro.

4.1. L’uso dell’ausiliare essere

Nella qualità di ausiliare della forma passiva essere è un semplice segnale della passività della costruzione e non comporta diversamente dagli altri ausiliari, nessuna sfumatura o componente semantica aggiuntiva.

L’ausiliare essere, in quanto verbo stativo23, può essere usato in tutti i tempi e modi del verbo, eccetto, il trapassato remoto dell’indicativo, con il quale abbiamo l’imposibilità di costruire la forma passiva del trapassato24.

La caratteristica principale dal trapassato remoto può essere designata mediante la nozione di «terminatività»: “Essa consiste in una specie particolare della nozione aspettuale di compiutezza”25 e deriva dal fatto che l’uso del trapassato remoto comporta l’indicazione di un limite interno nel senso che il momento di riferimento si colloca per lo più immediatamente dopo l’istante terminale dell’avvenimento indicato dal trapassato. “Da ciò deriva che il trapassato di qualunque verbo viene inteso implicitamente come se indicasse di per sé il ragiungimento di un risultato, come è tipico dei verbi telici26.

L’ausiliare essere appartiene alla categoria dei verbi stativi. L’assenza del trapassato passivo deriva anche dal valore di «terminatività» del passato. Non potendo indicare uno stato permanente, il trapassato entra in conflitto con l’indicazione di stato tipico del passivo. D’altra parte, il compito del trapassato passivo può indicare di per sé, con i verbi telici transitivi, non solo l’effettuarsi di un evento, ma anche l’esito finale dello stesso.

La costruzione passiva con essere può creare delle ambiguità con la costruzione essere+, quando in essa essere sia seguito da un participio passato:

i) La porta è chiusa.

Esso può teoreticamente essere interpretato in due maniere: come passivo della frase

            Chiudono la porta.

e quindi come la descrizione di un’azione, oppure come la descrizione di un stato (“La porta si trova in stato di chiusura”). L’interpretazione passiva può essere messa in rilievo usando elementi linguistici che di solito sono collegati al senso di azione, per esempio certi avverbi di modo:

ii) La porta è chiusa violetemente.

L’interpretazione di stato può essere favorita usando per esempio certi avverbi di tempo:

            iii) La porta è chiusa da due ore.

ii) e iii) non sono ambigue, diversamente da i).

I fattori che interagiscono nella scelta delle due interpretazioni passiva e di stato:

- Si ha interoretazione passiva quando:

a) è espresso un complemento d’agente:

            Maria è amata da Piero.  

b) è presente un avverbiale che non può riferirsi ad un stato, come per esempio: gentilmente, suavemente, violentemente ecc.:

            Il libro è letto attentemente.

- Si ha l`interpretazione di stato quando:

c) abbiamo il participio di un verbo perfettivo con significato risultativo:

Il libro è stampato.

Questo significa che l’esempio “La porta è chiusa” ha solo teoreticamente due interpretazioni: l’interpretazione favorita è quella di stato. Il participio di un verbo perfettivo con significato non risultativo non può essere usato con significato di stato, ma se non è presente nessun altro elemento, non può essere neanche in una costruzione passiva con essere:

                La mamma è baciata.

A questo esempio occorrerà aggiungere un complemento d’agente o un avverbiale:

            La mamma è baciata dai bambini.

            La mamma è baciata dolcemente.

Il participio di un verbo imperfettivo comporta sempre ambiguità:

            Piero è amato.

Il participio dei verbi perfettivi indica uno stato acquisito, mentre il participio dei verbi imperfettivi indica uno stato contemporaneo all’azione.

d) un avverbiale che indica durata accompagna il participio di un verbo perfettivo:

             La torta è cotta da un pezzo.

Gli avverbiali che indicano la durata non hanno valore distintivo con i verbi imperfettivi:

            Lo studente è perseguito da anni.

I criteri a) e b) da una parte e d)  dall’altra sono mutualmente esclusivi: il participio di un verbo perfettivo non può essere accompagnato contemporaneamente da un avverbiale indicante durata e da un complemento d`agente o da un avverbiale del tipo indicato:

            *La porta è chiusa da Piero da un pezzo.

            * La porta è chiusa violentemente da un pezzo.

Il criterio c) è invece compatibile con a) e b) e in tal caso viene scelta l’interpretazione passiva:

            Il libro è stampato dalla premiata tipografia Appelli.

            La porta è chiusa improvvisamente.

Con i verbi imperfettivi, l’avverbiale di durata è compatibile sia con il complemento d’agente che con un avverbio del tipo indicato:

            Maria è amata da Piero da molti anni.

            Maria è amata suavemente da molti anni.

Un altro criterio che interagisce con i criteri precedenti è la scelta del tempo verbale. Il comportamento del presente indicativo è rivelato dagli esempi precedenti, e come il presente indicativo si comportano il presente del congiuntivo, del condizionale, dell’infinitivo e del gerundio, l’imperfetto dell’indicativo e del congiuntivo e del participio passato si usano attributivamente:

            Voglio che la porta sia chiusa.

            Preferirei essere tradito che tradire.

Il futuro indicativo ha un senso modale e un senso temporale. Il senso temporale può essere predittivo o volitivo, il senso temporale preditivo e il senso modale si comportano come il presente dell’indicativo, il senso temporale volitivo è neutro rispetto alle due interpretazioni:

            La porta sarà chiusa.

a. senso modale: «Penso che ora la porta sia chiusa.» (stato)

b. senso temporale predittivo: «Prevedo che (domani) la porta sarà chiusa(stato)

c. senso temporale volitivo: «Farò in modo che la porta venga chiusa.» (passivo)

            Il passato remoto favorisce l’interpretazione passiva, con tutti i verbi:

La porta fu chiusa.

            La mamma fu baciata.

Solo l’ggiunta di un avverbio di durata può indurre il significato di stato:

            La porta fu chiusa per molti anni.

Ma in casi simili si preferisce in genere usare, invece di essere i verbi restare e rimanere:

            La porta restò chiusa per molti anni.

Il participio passato usato nella costruzione assoluta ha interpretazione attiva e non passiva, come mostra l`uso del clitico accusativo:

Una volta chiusa la porta, Piero si allontanò. / Una volta chiusala, Piero si       allontanò.

Tutti i tempi composti si comportano come il passato remoto, ma ammettono più facilmente l’nterpretazione di stato:

            La porta è / era stata chiusa per molti anni.

Altre proprietà sinatattiche distinguono la costruzione passiva della perifrasi  essere +participio passato. Solo in quest’ltima il participio può essere coordinato da un aggettivo:

            Il libro è stampato con cura, ma molto caro. (essere+ participio)

Quello che nel passivo è il complemento d’gente, con il participio aggettivale può essere rappresentato da altri complementi preposizionali:

            La pianura fu ricoperta dalla neve. (passivo)

            La pianura è ricoperta di neve. (essere+participio)

Nel primo esempio dalla neve è il soggetto dalla corispondente frase attiva, mentre nel secondo esempio di neve è un complemente di mezzo che è independentemente possibile nelle frasi attive e passive27.

            Nonna Holle ricoprì il mondo di neve.

            Il mondo fu ricoperto di neve da Nonna Holle.

Piero fu sorpreso dalla tua venuta. (passivo)

Piero è sorpreso della tua venuta. (essere+aggettivo)

Nel secondo esempio sorpreso è un aggettivo distinto rispetto al verbo sorprendere, il quale non ammette complementi introdotti da di (Maria sorprese Piero* della / colla sua venuta). Il passivo è una costruzione inaccusativa, essere+ invece non lo è che con pochi aggettivi.

4.2. L’uso dell’ausiliare venire

Quando il verbo non ha valore stativo, si usa più spesso venire che essere come ausiliare del passivo. L’uso del venire sottolinea sempre un significato di azione, per cui, diversamente del caso di essere, la costruzione con venire non è mai ambigua:

            La finestra viene chiusa.

Parla dell’atto di chiuderla, mentre:

            La finestra è chiusa.

Che pure è il normale del passivo: Chiudere la finestra viene più spontaneamente interpretato come copula + aggettivo, con riferimento allo stato della finestra (la finestra è chiusa, come la finestra è grande),e non all’azione di chiuderla28.

Venire può essere usato con tutti i verbi che indicano azione e il suo uso è particolarmente frequnte in quei casi in cui la costruzione con essere è impossibile.

            *La mamma è baciata. La mamma viene baciata.

o specie con l’agente non segnalato, favorisce l’interpretazione di stato:

La finestra è chiusa. / La finestra viene chiusa.

Alberto seguitò ancora abbastanza a lungo a riferirsi su ciò che aveva detto il calice, quindi il gioco venne ripreso.

                                    (Giorgio Bassani, Il giardino dei Finzi-Contini, p. 160)

Talvolta il ricorso a venire come ausiliare non risponde a un particolare modo do presentare l’azione, ma al semplice gusto personale di chi parla o scrive29. Così nel seguente esempio, nel quale in luogo di venire avrebbe potuto figurare essere, almeno per le prime tre occurenze:

La stanza era stata compiutamente idillica e venne seguita da altre egualmente cordiali; durante una di esse il generale venne pregato di interessarsi affinché l`ordine di espulsione per i Gesuiti non venisse applicato e Padre Pirrone che venne dipinto come sovraccario di anni e malanni; il generale, che aveva preso in simpatia l`eccelente prete finse di credere al suo stato miserando, brigò. Parlò con amici politice e Padre Pirrone rimase.

                                   (G Tomassi di Lampedusa, Il Gattopardo, p. 69)     

Si incontrano anche casi in cui venire si usa per evitare una ripetizione troppo frecquente di essere.

Tal è la forza di virtù che dalla velocità del moto vien conferita al mobile che la riceve.30

Ma l’ausiliare venire non può sempre fare le voci e sostituire l’ausiliare essere31. Venire può sostituire essere soltanto nelle sue forme semplici: vengo portato, venivo portato, ma non *sono venuto, portato.

L’ausiliare venire non può apparire nei tempi composti del verbo: *è venuta baciata, mentre essere e andare possono comparvi.

Di più, Lorenzo Renzi sostiene che l’ausiliare venire è compatibile con il complemento d’agente e non con gli avverbi passivi: gentilmente, suavemente, ecc. (avverbi che non si possono riferire a uno stato):

            La porta viene chiusa violentemente da Piero.

Gli avverbi di durata possono essere usati solo se il verbo è imperfettivo:

            *La porta viene chiusa da un pezzo.

            Lo studente viene perseguito da anni.

Il primo esempio (*) ha una possibile interpretazione solo se l’avverbiale di durata si riferisce al periodo in cui l’azione espressa dal verbo viene ripetuta sistematicamente:

La porta viene chiusa da un pezzo tutte le sere alle dieci.

           

4.3. L’uso dell’ausiliare andare

Il passivo con andare ha due interpretazioni: nella prima andare è una variante di essere con una sfumatura aspettuale in cui si sottolinea lo svolgimento del processo, nella seconda ha significato di necessità. In genere, con nessuna delle due interpretazioni si può esprimere il complemento d’agente.

4.3.1. «Andare + participio passato»: caratterizzazione

In quanto a questa costruzione Vicenzo lo Cascio  la fa una descrizione dal punto di vista formale e funzionale. Lui afferma che “il verbo andare nel sistema italiano si accoppia qualche volta con un’altra forma verbale usata al participio passato. Questo accopiamento può portare ad un’unità inscindibile, sí che le due forme verbali formano un constituente immediato, un sintagma”. Lui continua: “tra i due verbi della sintagma c`è un rapporto di solidarietà, sí che l’una presuppone l’altra e viceversa. () Si costata che il participio passato della struttura è il participio di un verbo che appartiene alla categoria dei verbi transitivi, ma viene usato intransitivamente”32.

Il passivo con l`ausiliare andare ha due interpretazioni:

a) Il generico valore «di puro passivo» che è ristretto ad un inventario lessicale, costituito da verbi che esprimono un’idea di «consunzione», o che indicano un senso generale negativo unito ad assenza di volontarietà, come: deludere, distruggere, (dis)perdere, smarrire, spendere, versare, vendere, tegliare, abbatere33 ecc. e ha un significato aspettuale che sottolinea lo svolgimento dell’evento:

Il pacco andò smarrito.

Il senso «di necessità» si può difficilmente applicare a verbi esprimenti valore negativo, soprattutto quando questo si accoppia al tratto di nonintenzionalità, perché in genere c’è una certa incompatibilità semantica tra questi verbi e l’idea di necessità, opportunità o dovere. Non è plausibile, infatti che si voglia imporre una condizione indesirabile, tanto più quanto essa si sottrae al controllo volontario del possibile agente. Da questo punto di vista, si realizza in parte una distinzione complementare tra le due accezzioni della costruzione in analisi, come si osserva dalle frasi:

            Questi quadri vanno venduti per recuperare un po’ di denaro.

            I quadri più preziosi della collezione andarono venduti.

tra le due accezioni esiste anche un certo margine di sovrapposizione. Esistono inoltre dei casi che possono assumere entreambi i valori, a seconda del contesto:

            A Luigi piacerebbe possedere tutti i soldi che vanno spesi per le Olimpiadi.

                                ( devono essere spesi, vengono spesi)

            b) L`idea di opportunità, dovere, necessità è ammessa con tutti i verbi, ma è limitata alla terza persona, singolare o plurale. In caso “va + participio passato” ha il valore di “deve essere + participio passato”. In quanto a questo valore, A. Leone afferma che “andare + participio passato” ha valore di necessità soltanto quando è una concidenza temporale tra il momento da cui si pone il parlante (emmitente del messaggio, codificatore) e l’inizio della azione prevista nella frase che ha “andare + participio passato” come sintagma verbale. Secondo Leone, nella frase:

            Anche questo ramo andava tagliato.

è indubbia la sfumatura di necessità “, perché si stabilisce cosí quella coincidenza temporale (dal punto di vista e del possibile inizio dell`azione), la quale può conferire al pensiero il tono di necessità”.

Delle due accezioni della costruzione passiva con andare quella di «di puro passivo» è la più antica ed è oggi di uso stilisticamente alto. Quella di  necessità, benché anche essa di livello piuttosto elevato ricorre spesso nella prosa giornalistica, scientifica e burocratica (va osservato, non va dimenticato, il tema andrà ripreso e approfondito, va rilevato, va ricordato) e non manca neppure nel parlato.

L’assenza dell’agente fa che la perifrasi si presti ad un uso retorico di attenzione, in cui la necessità di un certo intervento viene proposta come dato di fatto ineluttabile, piuttosto che come un suggerimento rivolto ad un destinatario determinato:

            Il libro va letto assolutamente.

In questo modo la perifrasi può servire ad esprimere un atto linguistico indiretto di comando. In molti casi è accompagnata da un avverbio modificatore che sottolinea il carattere limitato, vago, più o meno impreciso di essa: va notato altrode, va solo notato, va quindi considerato.

Riguardante il suo posto “andare + participiu passato” con valore di  necessità “appare asempre in una posizione in certo qual modo legata ai dati precedenti. Lo scrittore aggiunge alle frasi che precedono, in forma corelativa, la formula perifrastica”. Però, Vicenzo Lo Cascio sottolinea che “non mi pare si possa arrivare ad affermare, come fa lo Herczeg, che «andare + participio passato» non si può trovare nella frase che inizia un discorso a un nuovo capitolo in quanto non ha precedenti”34.

Il  generico valore «di puro passivo» si presenta soprattutto nei tempi composti (eccetto il trapassato remoto dell’indicativo) e all’infinito, ma non esclude l’impiego dei tempi imperfettivi:

Vorrei avere tutti i soldi che vanno spesi malamente.

                                    (vengono spesi, sono spesi, si spendono)

            Ogni volta che gli si presenta la chiave, questa regolarmente andava persa.

L’esempio seguente esprime il senso «di puro passivo» in cui viene adoperato l’imperfetto, ma nel suo senso «narrativo», ossia in una accezione fondamentalmente perfettiva:

            E cosí, quel triste giorno, la vecchia casa andava denolita.

                                   (veniva (finiva) demolita)

Il valore «di puro passivo» si incontra anche se c’è certezza o condizione, come avviene in ogni «perido ipotetico»:

            Questi documenti andrebbero persi se non si facesse attenzione.

andare + participio passato” con valore «di necessità» è ammesso con tutti i verbi, ma nei tempi semplici (eccetto il passato remoto):

E fosse anche una debolezza, le debolezze di sé fatti mortali vanno rispettate, e chi n’è senza, scegli la prima pietra. (devone essere rispettate)



                                (Ugo Foscolo, Ultime lettere di Jacopo Ortis, p. 63)

            Questo pacco andrà recapitato prima di sera.

                                (dovrà essere recapitato)

Vicenzo Lo Cascio nota che “in tutti i casi in cui andare si trova al passato remoto o nella forma composta, manca sempre il valore di neccesità” perché il passato remoto e i tempi composti sono “tempi che escludono rispetto al momento dell’enunciazione una possibile realizzazzione dell’enunciato”.

La costruzione “andare + participio passato” subisce restrizioni anche rispetto alla persona del soggetto. Dato il carattere impersonale rilevato precedentemente, il soggetto è rappresentato da una terza persona, le restanti persone non sono necessariamente escluse:

            Noi andavamo / voi andavate avvisati comunque.

c)     Accanto ai due usi tradizionali della costruzione “andare + participio passato” si è sviluppata, considera Giulio Herczeg, una “funzione letteraria che conforme all’intenzione dello scrivente serve a apportare una rettifica espressa nei confronti di affermazioni precedenti”. In quest nuova funzione il significato originario sembra slittare verso un senso impersonale, ma lasciando sfogati i contorni tra passivo e impersonale. La nuova funzione si è sviluppata appunto a causa del carattere impreciso della locuzione perifrastica: se si pensa ad una funzione impersonale, ciò che conta è sempre la qualità retrospettiva e modificatrice della locuzione.

() non occore esemplificazione alcuna; va solo notato che pare non esista in antico, come oggi, un uso riflessivo.()

4.3.2. “Andare + participio passato”, costruzione passiva

o  locuzione perifrastica intransitiva?

Secondo Alfonso Leone, la costruzione «andare + participio passato» con valore di «puro passivo» è una locuzione intransitiva e non una costruzione con valore e struttura passiva:

            Il libro fu smarrito da Pietro / Nel trambusto il libro andò smarrito.

Lui nota che “il medesimo fatto (lo smarrimento del libro) è presentato nelle due frasi con complementi diversi di agente nella prima e di circonstanza nella seconda. Il complemento d’agente rivela indiscutibilmente il carattere passivo della prima frase, ma non si può dire lo stesso della seconda. Se dal costrutto con andare è esclusa la possibilità di un complemento di agente, in andò smarrito non può vedersi una forma passiva. Bensí una locuzione perifrastica intransitiva, costruita da un verbo copulativo (andò) e un nome predicativo (smarrito).

Nell’affermare che in andare si sente l’idea dello svolgimento temporale, Alfonso Leone continua “anche venire a rigore esprime questa continuità temporale (Nel trambosto il libro venne smarrito), ma per essere la perifrasi con questo verbo facilmente completabile da un nome agente, come appunto essere (il libro venne smarrito da Pietro), il verbo ha finito col confondersi con essere nella funzione di ausiliare del passivo” e conclude che “andare + participio passato” non è passivo e che a suo avviso “il fatto che non tutte le forme passive possono commutare essere in andarelo rimprova”

Per quanto riguarda l’ultima affermazione Vicenzo Lo Cascio obbietta e afferma che “nemmeno venire può sempre sostituire essere con funzioni di ausiliare, per esempio nei casi in cui quest’ultimo si trovi coniugato nei tempi composti” e che laddove è possibile la commutazione di essere con andare, cosicche questi ultimi non possono considerarsi come varinti dello stesso morfema, non sono veri e propri sinonimi, come è invece il caso per essere e venire36.

Lo Cascio sottolinea che la frase passiva con “andare + participio passato” risponde alla trasformazione di una frase attiva con soggetto impersonale e appunto per questo non ha complemento d’agente.

Questo lavoro si deve rifarlo. / Questo lavoro va rifatto.

            Si è smarrito il pacco. / Il pacco andò smarrito.

            Si è finito con lo smarrire il pacco. / Il pacco andò smarrito.

Però questo non significa che il complemento d’agente è escluso del tutto. Lo Cascio continua “si può dire però che esso non interessa per l’enunciato e che è tanto vago da corispondere a zero. Questo è il caso delle frasi di tipo impersonale cui appartiene anche “andare + participio passato”.

Un’idea simile è sostenuta anche da Giampaolo Salvi. Lui nota che “andare + participio passato” nel significato aspattuale si comporta come “una costruzione intransitiva e dovrà essere analizzata come una sequenza «verbo + complemento predicativo»”. In un altro saggio lui nota che la costruzione “andare + participio passato” con significato aspettuale “diversamente da quella con significato di necessità, non è una struttura passiva, ma una struttura perfettiva “verbo + sintagma aggettivale” come quella che si ha con essere e che si può avere anche con verbi come finire, restare, rimanere.”37 Secondo Giampaolo Salvi “una differenza esenziale tra costruzuone passiva e costruzione predicativa è che solo la prima presuppone la presenza di un complemento d’agente (espresso o non espresso). Se questo complemento d’agente ha il ruolo di agente, la sua presenza quando non sia espresso può essere evidenziata dall’uso delle proposizioni infinitive finali, come negli esempi seguenti, dove esiste la costruzione passiva con essere, venire, andare (con significato di necessità):

            Il quardo è stato / venne / andrò bruciato per compiacere il dittatore.

4.4. La forma passiva e il “si” passivante

           

La modalità fondamentale per esprimere il passivo sono i ricorsi ausiliari essere, venire e andare, ma esiste anche un`altra madalità attraverso il “si” passivante.

Il cosidetto “si” passivante significa un costrutto costituito dal pronome atono “si” combinato con la terza persona singolare o plurale di un verbo transitivo attivo (di tempo semplice).

            Si affitta un negozio. (un negozio è, viene affittato)

            Si affittano dei negozi. (dei negozi sono, vengono affittati)

Luca Serianni afferma che “il si passivante è di uso molto frequente e si usa quando non sia espresso l’agente e quando il soggetto sia rappresentato da essere non animato”.

Se vi è stata all’estero carcerazione preventiva, si applicano le disposizioni dell’articolo precedente.

                                                (Codice Penale, art.138)

Dato che mi si presenta l`ocasione, vorrei portare Mara a conoscere la mia famiglia.

                                                (Cassola, La ragazza di Bube, 41)

Talvolta il costrutto vale ad esprimere un dovere o un obbligo:

– Caro Franco – replicò la voce flemmatica – questi discorsi in casa mia non si fanno.  (= non devono, non possono essere fatti)

                                                (Fogazzaro, Piccolo mondo antico)

Luca Serianni fa anche qualche osservazione, riguadante il si passivante:

a) Con un verbo già passivo avente l’ausiliare di tempo semplice, il “si” proietta l’azione al corrispondente tempo composto:

Non si è mai visto nulla di simile. (nulla di simile è mai visto)

b) Con un verbo intransitivo o transitivo senza oggetto espresso il “si” passivo non ha valore passivante o impersonale.

Giampaolo Salvi parla anche lui del si passivante. Lui chiama una costruzione che ha il si passivo una “costruzione inaccusativa”. Continua, affermando che se l’oggetto diretto è rappresentato da un sintagma nominale non pronominale, in molte varietà dell’italiano la costruzione del si passivo è obbligatoria in queste varietà:

a.      Si mangia le mele.

b.   Si mangiano le mele. / Le mele si mangiano.

Cioè a) è agrammaticale (in questo esempio si può essere interpretato come un clitico riflessivo con valore beneffativo e con questa interpretazione l`esempio è grammaticale in tutte le varietà).

Se l’oggetto diretto è rappresentato da un pronome personale di terza persona, in tutte le varietà sono possibili le due costruzioni:

a.    Le si mangia. (si impersonale)

b.     (Esse) si mangiano. (si passivo)39

In genere il si passivo non si può usare con le forme non finite del verbo. Le eccezioni sono le seguenti:

a) il si passivo è possibile con quelle costruzioni all`infinito e al gerundio che ammettono un soggetto espresso:

Essendosi scoperti i responsabili.

b) il si passivo è possibile con l’infinito dei verbi a sollevamento:

Sembrano incontrarsi sempre nuove difficoltà.

Ma non è possibile con il verbo reggente.

Dal resto il si passivante si può usare con tutti i modi finiti del verbo (eccetto l’imperativo che non posiede la terza persona).

Lorenzo Renzi presenta qualche differenza tra la costruzione passiva e il si passivante. Lui sostiene che esistono varie differenze tra la costruzione passiva e il si passivo al di là del punto essenziale che accomuna le due costruzioni, cioè il fatto che il complemento oggetto diventa il soggetto della frase:

a) con il si passivo non è possibile il complemento d’agente introdotto dalla preposizione da, esso deve essere introdotto dalla locuzione da parte di:

*Da noi / da parte nostra si vorrebbe un rinnovamento dell’apparato amministrativo.

b) con il si passivo il soggetto logico è sempre umano e plurale, mentre nella costruzione passiva non ci sono restrizioni sul tipo di soggetto logico;

c) con il si passivo il soggetto non può essere di prima o seconda persona, mentre nella costruzione passiva non ci sono restrizioni del genere;

d) con il si passivo il soggetto in posizione preverbale non dà sempre risultati accettabili, diversamente nella costruzione passiva:

            Le postazioni nemiche si circondarono in quel giorno.

Le postazioni nemiche furono circonndate.40

4.5 Il passivo con verbi intransitivi e pasivo impersonale

La costruzione passiva è possibile non soltanto con i verbi transitivi, ma anche con alcuni verbi intransitivi, ma non con i verbi inaccusativi (cioè con i verbi il cui soggetto quando si trova in posizione postverbale è caratterizzato, da una parte delle tipiche proprietà dei soggetti, dall’altra da varie proprietà sintattiche che sono tipiche dei complementi oggetti). I verbi intransitivi più disponibili alla passività sono quelli che hanno la proprietà di possedere un oggetto interno:

            Gli era stato detto del pericolo.

            Fu preceduto al sequestro.

I verbi intransitivi passivi sono una categoria dei verbi che sono accertati in un numero cospicuo di lingue e hanno creato notevoli problemi alle teorie generali del passivo. Anche l’italiano aveva e ha il passivo dei verbi intransitivi:

Sospirato fu molto dalle donne per li varii casi della bella donna: ma chi sa che cagione moveva que`sospiri?

                        (Giovanni Boccaccio, Decameron, II, 8 2)

Nunzio La Fauci fa una clasificazione dei verbi in verbi inergativi, con la sola relazione soggetto, e verbi inaccusativi, con la sola relazione oggetto (tra questi ultimi si trovano apparire, tornare, esistere). Lui stabilisce anche alcune leggi in quanto riguarda le possibilità degli intransitivi di ricorrere come passivi. Prima di questi leggi si riferisce al fatto che ogni rapporto relazionale ben formato deve «finalmente» avere una relazione soggetto: ne consegue che i rapporti «inizialmente» inaccusativi debbono «finalmente»  apparire come inergativi, cioè il nominale  «inizialmente» alla testa della relazione oggetto deve essere  «finalmente»  alla testa della relazione soggetto. La seconda legge afferma che in un rapporto relazionale non può essere più di una promozione del nominale oggetto alla relazione soggetto.41

Più avanti lui stabilisce una somiglianza dei verbi passivi con i verbi impersonali, somiglianza che si basa sul fatto che “se il passivo è intrinsecamente costituito da una remozione del nominale soggetto, esso finisce con il somigliare all’impersonale”:

Si disse, da parte da parte da tutti, che la sua nuova proposta era impraticabile.

            Fu detto, da parte di tutti, che la sua nuova proposta era impraticabile.

In ciò che riguarda il passivo impersonale, Lorenzo Renzi afferma che questi verbi si trovano specialmente nella traduzione dei testi evanghelici:

Chiedete e vi sarà dato, picchiate e vi sarà aperto, a chi bussa, verrà aperto. (Mateo, 7, 7-8)

In quanto ai tempi usati nelle costruzioni intransitivi passive, La Fauci osserva che nel passaggio da un tempo all’altro ci sono contrasti di accettabilità (si riferisce al passaggio dal presente al passato remoto), mentre nel caso passivo impersonale non si rilevano differenze di accettabilità:

            Si discute delle demissioni del Presidente.

            Si discusse delle demisioni del Presidente.

4.6 Altri ausiliari del passivo

Le perifrasi con valore passivo possono essere formate anche con altri verbi. Queste costruzioni come quella con andare in senso aspettuale possono essere analizzate come costruzioni con complemento predicativo del soggetto o dell’oggetto. I verbi più frequenti sono restare, rimanere, finire.

            Il poveretto finì schiacciato sotto il tram.

Altri verbi che possono essere ausiliari del passivo sono preferire e desiderare:

            Questa parete la preferirei dipinta di giallo.

Lorenzo Renzi presenta anche due costruzioni passive che non sono riconducibili a costruzioni con complemento predicativo. Si tratta delle costruzioni con il verbo avere e volere.

La costruzione con il verbo avere dall’esempio:

            Il sergente ebbe la testa tagliata da un ussaro.

è parafrasabile con:

            La testa del sergente fu tagliata da un ussaro.

La seconda costruzione passiva è quella con il verbo volere:

            Voglio queste battute sounate più a tempo.

Questa costruzione può essere parafrasata come:

            Voglio che queste battute siano suonate più a tempo.

Questa costruzione deve essere considerata una costruzione passiva vera e propria. Lo stesso vale per le costruzioni come:

            Volle fatta giustizia.

            Volle eretto un tempio.

dove il complemento oggetto non è determinato.

5. Frasi che non hanno un corrispondente passivo

 

5.1. Verbi indicanti relazione

La costruzione passiva è possibile con tutti i verbi transitivi, cioè con tutti i verbi che reggono un complemento oggetto con poche eccezzioni. Esse sono costituite da alcuni verbi che indicano non un’azione, ma una relazione, come avere, contenere, concernere, riguardare ecc. (si tratta dei verbi in cui il soggetto ha in genere il ruolo semantico di oggetto come è il caso di avere):

Questo liquido è contenuto dalla botiglia.

che è possibile:

Questo liquido è contenuto nella botiglia.42

5.2. Proposizioni completive come complemento oggetto

Se il complemento oggetto di una frase è costituito da una proposizione completiva pronominalizzabile con lo, il passivo in genere è possibile: se abbiamo una completiva di modo finito, il passivo è quasi sempre possibile e la completiva rimane di solito in posizione postverbale43:

Hanno annunciato che il treno avrà del ritardo. / È stato annunciato che il treno avrà del ritardo.

Ma anche la posizione preverbale è possibile se nella frase è nuovo il verbo o un altro elemento dopo il verbo:

            Che il treno avrà del ritardo è stato annunciato con l’altoparlante.

In molti casi i risultati della passivissazione sono marginali:

            Venne saputo che Maria era partita.

In tali casi si usa la costruzione con si, che invece è sempre possibile:

            Si seppe che Maria era partita.

Se la completiva è all’infinito, entrano in gioco varie restrizioni collegate con il fatto che la posizione infinitiva ha un soggetto non espresso che deve in molti casi essere coreferente con un elemento della proposizione sovraordinata.

Le frase che contengono un’infinitiva a ristrutturazione possono essere usate al passivo, ma è il verbo all’infinitivo che assume la forma passiva:

            Questa parete deve essere dipinta. / * è dovuta dipingere.

Solo con i verbi cominciare, iniziare, finire, terminare il verbo reggente può assumere nello stile letterario la forma passiva:

Questa casa fu cominciata a costruire / cominciò a essere costruita nel 1833.

Ma la costruzione con la forma passiva del verbo reggente è di produttività limitata e si trova in genere con i verbi comporre, costruire, redigere, stampare e con verbi simili che designano «creazione» e solo ai tempi del passato. Nella lingua antica questa costruzione era possibile con tutti i verbi a restrutturazione.

Il passivo è sempre possibile nella costruzione del verbo fare:

            Questi libri erano fatti leggere a tutti.

6. Modalità di traduzione in romeno

Nella lingua romena la forma passiva è più semplice di quella della lingua italiana. Nella lingua romena la forma passiva di un verbo è rappresentata dall’ausiliare essere (non esiste altro ausiliare per formare la diatesi passiva) e il patricipio passato del verbo da coniugare, accompagnato o no (la presenza non è obbligatoria) dal complemento d’agente (non esiste la distinzione per esseri animati o inanimati). Quando non è presente il complemento d’agente, questo si sottindende dal contesto.

6.1. Le modalità di traduzione del passivo con essere

Il passivo con essere ha varie modalità di traduzione secondo i problemi che solleva. Uno dei problemi del passivo italiano con essere è rappresentato dalla costruzione essere + participio passato che in italiano ha due maniere di interpretazione:

a) La costruzione ha valore passiva quando è accompagnata degli avverbi di modo:

            La porta è chiusa violentemente.

Che si traduce per:

            Usa este inchisa violent / cu violenta

b) La costruzione ha valore di stato quando può essere messa in rilievo dei avverbi di tempo:

            La porta è chiusa da due ore.

Che si traduce per:

            Usa este inchisa de doua ore.

Nella lingua italiana ci sono dei fattori che interagiscono nella scelta delle due interpretazioni. Si ha forma passiva quando:

a) è espresso il complemento d’agente:

            Maria è amata da Piero.

E la traduzione è:

            Maria este iubita de Piero.

b) è presente un avverbiale che non può riferirsi ad uno stato: gentilmente, suavemente, violentemente:

            Il libro è letto attentamente.

E la traduzione è:

            Cartea este citita atent.

Si ha interpretazione di stato quando:

c) abbiamo il participio di un verbo perfettivo con significato risultativo:

            Il libro è stampato.

Si traduce per:

            Cartea este tiparita.

Nella lingua romena non esistono queste interpretazioni e i tutti i casi presentati sono esempi delle forma passiva, anche se il complemento d’agente non è espresso, ma si sottointende.

Un altro criterio che poterbbe interaggire nella traduzione della forma passiva dall’italiano al romeno è reppresentato dal tempo verbale. Il italiano anche i tempi verbali influenzano la scelta della forma attiva o passiva. Anche in questo caso è impotante la presenza degli avverbi di stato, del complemento d’agente o dei verbi perfettivi. In italiano il verbo è di forma passiva quando è al presente indicativo, al presente del congiuntivo, del condizionale, dell’infinito, del gerundio. Ma se il presente del congiuntivo o dell’infinito è subordinato a un verbo di volontà sono possibili ambedue le interpretazioni:

            Vorrei che la porta sia chiusa.

            Preferirei essere tradito che tradire.

Si traducono in romeno per:

            As vrea ca usa sa fie inchisa.

            As prefera sa fiu inselat decat sa insel.

I tempi composti ammettono in italiano più facilmente l’interpretazione di stato:

            La porta è / era stata chiusa per molti anni.

Si traduce per:

            Usa este / a fost inchisa pentru multi ani.

Neanche questo criterio di distinzione tra le due formi del verbo non esiste nella lingua romena.

Un altro problema per la morfologia italiana è rappresentato dalla costruzione essere + participio passato, perché il participio può essere coordinato con aggetivo:

            Il libro è stampato con cura, ma è molto caro. (essere+participio)

Si traducce in romeno per:

            Cartea este tiparita cu grija, dar este foarte scumpa.

Si osserva che per il romeno questa costruzione non solleva alcun problema.

In italiano una altra distinzione si fa tra il complemento d’agente e i complementi preposizionali:

            La pianura fu ricoperta dalla neve. (forma passiva)

            La pianura è ricoperta di neve. (essere + participio)

Si traduce per:

            Campia fu acoperita de zapada.

            Campia este acoperita de zapada.

6.2. Le modalità di traduzione del passivo con venire

Nella lingua italiana la forma passiva si esprime attraverso varie modalità, una di queste modalità è l’ausiliare venire che nella lingua romena non esiste come marca passiva. In italiano venire sottolinea sempre un significato di azione e non comporta delle ambiguità come l’ausiliare essere:



            La finestra viene chiusa.

che in italiano parla dell’atto di chiudere la finestra, si traduce in romeno:

            Fereastra este inchisa.

Mentre l’esempio:

             La finestra è chiusa.

che è interpretato spesso come copula + aggettivo con riferimento allo stato della finestra e non all’azione di chiuderla si traducce in romeno per:

            Fereastra este inchisa.

Le due proposizioni tradotte in romeno sono identiche dal punto di vista semantico, non si osserva alcun diferrenza.

In italiano venire è usato con tutti i verbi che indicano azione e il suo uso particolare è quello in casi in cui la costruzione con essere è impossibile. Si incontrano anche casi in cui venire è usato per evitare una ripetizione troppo frequente di essere. Ma venire può sostituire essere soltanto nelle sue formi semplici, non può apparire nei tempi composti.

Nella lingua italiana l’ausiliare venire è compatibile con il complemento d’agente e con gli avverbi passivi (avverbi che non possono riferirsi ad uno stato):

            La porta viene chiusa violentemente da Piero.

si traduce in romeno:

            Usa este inchisa violent de Piero.

Si osserva che tutti gli esempi in quali appare la forma passiva con venire nella lingua romena si traducono con l’aiuto dell´ausiliare essere.

6.3. Le modalità di traduzione del passivo con andare

La morfologia della lingua romena non ha questa costruzione del passivo e le costruzioni passive italiane che contengono questo ausiliare del passivo vengono tradotte con l’aiuto dell’ausiliare essere. In italiano la costruzione passiva con andare ha due interpretazioni:

a) Il valore di “puro passivo” che è costituito dai verbi che esprimono l’idea di «consunzione» o il senso generale negativo unito ad assenza di voluntarietà: deludere, distrugere, (des)perdere, smarrire, spendere, versare, vendere, tagliare, abbatere e hanno un significato aspettuale che sottolinea lo svolgimento dell’evento:

            Il paco andò smarrito.

Che si traduce in romeno per:

            Pachetul fu / a fost pierdut.

b) L’idea di necessità, opportunità, dovere che è ammessa con tutti i verbi, ma è limitata alla terza persona singolare o plurale e in questo caso va + participio passato ha il valore di deve essere + participio passato:

            Questo lavoro va finito domani. ( deve essere finito domani)

Si traduce in romeno per:

            Acest lucru trebuie terminat maine.

In ciò che riguarda i tempi che si usano con i due valori di andare, il valore di “puro passivo” si presenta soprattutto nei tempi composti (eccetto il trapassato remoto dell’indicativo) e all’infinito:

Vorrei avere tutti i soldi che vanno spessi (vengono spessi, sono spessi, si spendono) malamente.

Che si traduce in romeno per:

            As vrea sa am toti bani care sunt cheltuiti inutil.

La frase

() non occore esemplificazione alcuna [] va solo notato che pare non esiste in antico, come esiste oggi in uso riflessivo.

in cui il significato originale del passivo sembra slittare verso un senso impersonale, si traduce in rimeno per:

 () nu trebuie nici o exemplificare [] trebuie doar notat ca pare a nu exista in trecut, cum exista astazi, o folosre reflexiva.

6.4. Le modalità di traduzione della forma

passiva con il “si” passivante

In italiano le modalità di esprimere il passivo sono rappresentate dagli ausiliari essere, venire, andare ma anche dal si passivante, che è di uso molto frequente, Il “si” passivante si usa quando non è espresso l’agente.

Nella lingua romena questo “si” passivante appartiene alla categoria dei verbi riflessivi-passivi della forma riflessiva:

Datto che mi si presenta l´occasione vorrei portare Mara a conoscere la mia famiglia.

 - Caro Franco - replicò la voce flemmatica, questi discorsi in casa mia non si fanno!

si traducono in romeno per:

            Pentru ca s-a ivit ocazia, as vrea sa o duc pe Mara sa-mi cunoasca familia.

- Draga Franco - replica vocea flegmatica, aceste discursuri nu se tin in casa mea.

6.5. Le modalità di traduzione degli altri ausiliari del passivo

In taliano le frasi con passivo possono essere formate usando anche altri ausiliari come restare, rimanere, finire, preferire, desiderare. Queste costruzioni che hanno all’interno uno di questi verbi possono essere analizzati come costruzioni con complemento predicativo del soggetto o dell’oggetto. Nella lingua romena questi verbi non possono avere valore passivo.

            Il poveretto finì schiacciato sotto il tram.

            Questa parete la preferirei dipinta di giallo.

si traducono in romeno per:

            Sarmanul a sfarsit zdrobit sub tren.

            Acest perete l-as dori pictat in galben.

Si osserva che in ciò che riguarda il romeno un valore passivo ha il participio passato del verbo.

6.6. Le modalità di traduzione delle frasi

      che non hanno un corrispondente passivo

Se il complemento oggetto di una frase è costituito da una proposizione completiva (pronominalizzabile con lo), il passivo è in genere possibile (in italiano, perché in romeno è impossibile):

Hanno annunciato che il treno avrà del ritardo. / È stato annunciato che il treno avrà del ritardo.

Si traduce in romeno:

Au anuntat ca trenul va avea intarziere. / S-a anuntat ca trenul va avea intarziere.

Se la completiva è all’infinitivo sono valide varie restrizioni collegate al fatto che la proposizione infinitiva ha un soggetto non espresso che deve essere coreferente con un elemento della proposizione sovraordinata. Le frasi che contengono un’infinitiva possono essere usate all’infinito ma è il verbo all’infinito che assume la forma passiva:

            Questa parete deve essere dipinta.

Si traduce in romeno:

            Acest perete trebuie sa fie pictat.

Solo con i verbi cominciare, iniziare, finire, terminare nello stile letterario il verbo reggente può assummere la forma passiva. In romeno questo aspetto linguistico non è possibile:

Questa casa fu cominciata a costruire / cominciò a essere costruita nel 1833.

si traduce in romeno per:

            Aceasta casa a inceput sa fie construita in anul 1833.

7. Note

1 Pavao Tekavčić, Grammatica storica dell’italiano, vol II, Morfosintassi, Bologna, Il Mulino, 1972, p. 297.

2 Vicenzo Lo Cascio, nell’articolo Struttura, funzione, valore di «andare+participio passato», in Lingua e stile, anno III, 1968, Il Mulino, Bologna.

3 Giampaolo Salvi, Laura Vanneli, Grammatica esenziale di riferimento alla lingua italiana, La frase semplice, p. 34.

4 Vicenzo Lo Cascio, op. cit, p. 64.

5 Lorenzo Renzi, Grande grammatica di consultazione, vol. I, La frase. I sintagmi nominali e proposizionali, Bologna, Il Mulino, 1988.

6  Giampaolo Salvi, Laura Vanelli, op. cit., p. 95.

7 G. B. Moretti, G. R. Orvieto, Grammatica italiana, vol II, Il verbo (i modi infiniti ed altri aspetti e problemi connessi con il verbo), Perugia, Editrice Benucci, 1979, p. 178.

8 Elena Pirvu, I verbi ausiliari in italiano, Bucuresti, Editura Didactica si Pedagogica, 2000, p. 63.

9 Nunzio La Fauci, Passivi, in Tra linguistica e linguistica generale, Pisa, Pacini Editore, 1985, pp. 137-163, p. 154.

10  Giampaolo Salvi, La frase semplice, p. 96.

11  Elena Pirvu, op. cit., p. 64.

12  ibidem, p. 65

13  Gerhard Rohlfs, Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, vol. III, Sintassi e formazione delle parole, Torino, Piccola Biblioteca Einaudi, 1966-1969, p. 130.

14 Vicenzo Lo Cascio, op. cit, pp. 277-278.

15 Lorenzo Renzi, op. cit., vol. II, p. 370.

16  ibidem, vol. I, p. 113.

17 Nunzio La Fauci, Ausiliari, in “Rivista Italiana di Dialettologia”, Scuola Società, nr. 8 / 1984, Bologna, p. 215

18 Pavao Tekavčić, op. cit., p. 318.

19 ibidem, p. 319.

20  Elena Pirvu, op. cit., p. 28.

21 ibidem, p. 30.

22 Gerhard Rohlfs, op. cit.,  p.129.

23 Cioè dei verbi che indicano una qualità permanente del soggetto o stati non modificabili

24  Elena Pirvu, op. cit., p. 64.

25  Pier Marco Bertinetto, Il verbo, in         Lorenzo Renzi e Giampaolo Salvi (a cura di), Grande grammatica italiana di consultazione, vol. II, I sinagmi verbale, aggettivale, avverbiale. La subordinazione, Bologna, Il Mulino, 1991, p. 112.

26 L. Renzi, op. cit. Vol. I, p. 105.

27 Laura Lepschy e Giulio Lepschy, La lingua italiana. Storia, varietà dell`uso, grammatica, Milano, Bompiani, Saggi Tascabili”, 1993, p. 137.

28 L’ausiliare venire modifica l’aspetto del verbo attribuendogli un valore dinamico”.

29 Luca Serianni (con la colaborazione di Alberto Castelvecchi), Grammatica italiana. Italiano comune e lingua letteraria, Torino, UTET-Libreria, 1989, p. 368.

30 Raffaello Fornaciari, Sintassi italiana dell`uso moderno, Ristampa anastatica dell’edizione 1881, Fireze, Sansoni, 1974, p. 162.

31 Vicenzo Lo Cascio, op. cit., p. 138.

32  ibidem, p. 272.

33 Alcuni di questi verbi “indicano un disfasi o una separazione (in senso molto largo)”: Patrick Van Molle-Marechal, Andare e venire - ausiliari del passivo, in AA.VV, Fenomeni morfologici e sintattici nell`italiano contemporaneo, vol. II, p. 369.

34 Vicenzo Lo Cascio, op. cit., p. 293.

35 ibidem, p. 276-277.

36 ibidem, p. 281.

37 Giampaolo Salvi, La frase semplice, p. 33.

38 Luca Serianni con la colaborazione di Alberto Castelvecchi, op. cit., p. 365.

39 Giampaolo Salvi, Laura Vanelli, op. cit., p. 36.

40 Lorenzo Renzi, op. cit., vol. I, p. 121.

41 Nunzio La Fauci, Passivi, in Tra linguistica e linguistica generale, Pisa, Pacini Editore, 1985, pp. 137-163, p. 144.

42 Lorenzo Renzi, op. cit., p. 108.

43 ibidem, p. 109.

Conclusioni

Nell’ambito delle lingue romanze che hanno origine comune il latino, la lingua italiana ha sviluppato una forma passiva più complessa delle altre lingue. A differenza del latino, l’italiano ha sviluppato delle forme analitiche della diatesi passiva (l’italiano come tutte le lingue romanze e l’inglese è una lingua di tipo analitico).

In italiano il verbo è di forma passiva quando l’agente dell’azione non è il soggetto, ma il complemento d’agente se animato, o il complemento di causa efficiente, se inanimato, entrambi introdotti dalla preposizione da. Quando il complemento d’agente o di causa efficiente non sono espressi si ha la forma passiva assoluta.

Possono essere transformati in forma passiva solo i verbi transitivi attivi che hanno il complemento oggetto espresso perché proprio il complemento oggetto che diventa soggetto nella frase passiva. Il passaggio attivo-passivo è reversibile, tutti i verbi in forma passiva possono essere transformati in forma attiva.

In italiano la forma passiva è realizzata con l’ausiliare essere usato nel tempo e nella persona della corispondente voce attiva, seguito dal participio passato del verbo, accordato in genere e numero con il soggetto.

Oltre con l’ausiliare essere il passivo si può formare anche con l’aiuto di venire, un verbo che conferisce alla frase un valore dinamico sottolineando un’azione. L’ausiliare venire si usa solo nel contesto dei tempi semplici e può essere usato con tutti i verbi che indicano azione; il suo uso è particolarmente frequente in quei casi in cui l’assenza del complemento d’agente o di causa efficiente favorisce l’interpretazione di stato.

Altro ausiliare del passivo è andare che si usa solo con i tempi semplici e senza la possibilità di esprimere il complemento d’agente. Come ausiliare del passivo, andare comporta due accezioni:

a) Un generico valore passivo, e in questo caso è una variante di essere, con una sfumatura aspettuale in cui si sottolinea il svolgimento del proceso. Questo valore è ristretto ai verbi che esprimono l’idea di “consunzione” o che indicano un senso generale negativo come: deludere, distruggere, (dis)perdere, smarrire, spendere, sprecare, versare, vendere, tagliare, abbatere e in questo caso si usa soltanto alla treza persona singolare o plurale. Il generico valore passivo si presenta soprattutto nei tempi composti e all’infinito, ma non esclude l’impiego dei tempi semplici.

 b) L’idea di opportunità, dovere, necessità, e questo valore è ammesso con tutti i verbi, ma solo nei tempi semplici e alla treza persona singolare e plurale. In questo caso va + participio passato ha il valore di deve essere + participio passato.

In alcuni casi tra le due accetazioni esiste anche un certo margine di sovrapposizione, esistono anche dei casi che possono assummere entrambi i valori, a seconda del contesto.

Un’altra modalità di formare il passivo è rappresentata dal si passivante premesso alla terza persona singolare o plurale di un verbo transitivo attivo in un tempo semplice e da alla forma verbale passiva lo stesso significato del corrispondente tempo composto.

La diatesi passiva si può formare anche con l’aiuto degli ausiliari come: restare, rimanere, finire, preferire, desiderare, avere, volere. La costruzione passiva può essere formata non solamente con i verbi transitivi, cioè con i verbi che reggono un complemento oggetto, ma anche con i verbi che indicano una relazione come: avere, contenere, concernere, riguardere (si tratta dei verbi in cui il soggetto ha in genere il ruolo semantico di oggetto).

BIBLIOGRAFIA

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Fogarasi, Miklós, Grammatica italiana del Novecento, Roma, Bulzoni, 1983.

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INDICE

Premessa . p. 2

1. Le caratteristiche della costruzione passiva .. 3   

2. Le funzioni e l'uso della costruzione passiva . 11

3. La creazione dette forme analitiche della forma passiva . 13  

3.1. Il passivo con venire 14                            

3.2. Il passivo con andare ..15    

4. Gli ausiliari della costruzione passiva 17

4.1. L'uso dell' ausiliare essere 17

4.2. L’uso dell’ausiliare venire 21

4.3. L'uso dell'ausiliare andare 22

4.3.1. «Andare + participio passato»: caratterizzazione .23

4.3.2. «Andare + participio passato»: costruzione passiva o locuzione

perifrastica intransitiva? ..24

4.4. La forma passiva e il “si” passivante ..27

4.5. Passivo con verbi intransitivi e passivo impersonale .29

4.6. Altri ausiliari  ..31

5. Frasi che non hanno un corrispondente passivo 32

5.1. Verbi indicanti relazione 32

5.2. Proposizioni completive come complemento oggetto 32

6. Modalità di traduzione in romeno 34

6.1. Le modalità di traduzione del passivo con essere .. 34

6.2. Le modalità di traduzione del passivo con venire 36

6.3. Le modalità di traduzione del passivo con andare ..37

6.4. Le modalità di traduzione della forma passiva con il si passivo ..38

6.5. Le modalità di traduzione degli altri ausiliari del passivo 38

6.6. Le modalità di traduzione delle frasi che non hanno  

un corrispondente passivo ..39

7. Note ..40

Conclusioni 42

BIBLIOGRAFIA 44

INDICE 46









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